GMG 2011 » Mediacenter » Archivio Newsletter » Newsletter n.8 » Giovanni Paolo II, una luce per la mia vocazione
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Editoriale Giovedì 25 marzo e Domenica 28 marzo ho avuto la splendida possibilità di vivere due momenti di preghiera insieme al Santo Padre: in Piazza San Pietro il ricordo della prima Giornata Mondiale della Gioventù del 1985 ed il decimo anniversario della GMG del Giubileo del 2000, ambedue celebrate a Roma. Il 2 aprile inoltre era il 5° anniversario della morte di Giovanni Paolo II. In questi momenti mi sono sentito molto coinvolto ed ho ricordato quanto la persona del Papa sia stata determinate nella mia vita. Il 13 maggio 1981 ero un giovane cristiano, capo scout, studente di ingegneria. Quando ho sentito la notizia che avevano tentato di uccidere Giovanni Paolo II, dentro di me avvenne qualcosa di indimenticabile; l’attentato diede uno scossone alla mia coscienza di cristiano; ho sentito che la Chiesa, il Papa, Gesù avevano bisogno di me. Non avevo ancora sentito una chiamata al sacerdozio e nemmeno in quell’occasione sentii nulla; avvertii una chiamata ad una vita cristiana più consapevole, ad una appartenenza alla Chiesa più decisa, ad abbandonare una certa mollezza di impegno e la mediocrità nella conoscenza del messaggio cristiano. In verità questa sorta di chiamata fu per me davvero forte; nel giro di poco tempo decisi di prendere la macchina e di andare a Roma, all’ospedale dove era ricoverato il Papa per consegnare a lui la mia totale disponibilità a fare qualunque cosa per Gesù e per il Vangelo. Comunicai questa decisione al sacerdote mio assistente scout, a due cari amici con cui condividevo il servizio educativo e partii. Mi misi in macchina pregando. La radio ripeteva continuamente notizie circa la salute del Papa, diceva che era in pericolo di morte e che doveva essere sottoposto ad un intervento. Ricordo che ero dalle parti di Livorno quando capii che probabilmente, all’ospedale, non mi avrebbero mai fatto incontrare il Santo Padre ma che comunque dentro di me, potevo ugualmente consegnare la mia vita a lui, a Gesù ed alla chiesa. Uscii dall’autostrada e mi recai nel negozio delle “Edizioni San Paolo” di Livorno dove acquistai una foto del Papa ed un manifesto con l’immagine di San Francesco e la scritta “Signore, cosa vuoi che io faccia”. Li appesi nella mia camera; da quel giorno qualcosa della mia vita cambiò, soprattutto nella vita spirituale. Cominciai a dedicare molto più tempo alla preghiera, alla lettura dei documenti della Chiesa e chiesi ad un sacerdote se poteva essere la mia guida spirituale. Con alti e bassi, da allora, ogni giorno che passava, sentivo crescere la percezione dell’amore di Gesù per me; la Chiesa mi appariva sempre di più come una grande famiglia, in cui non potevo stare a guardare, criticare, quasi che se fossi dall’esterno; una famiglia con tanti difetti, tanta sofferenza, ma anche tanto amore e tanta gioia, come in fondo accade nelle nostre famiglie che non sono mai perfette ma è tanto bello averle e viverci dentro! Don Nicolò Anselmi |

