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Mondo digitale, andata e ritorno: ecco il «segreto»   versione testuale
Editoriale

In questi ultimi giorni ho partecipato al convegno “Testimoni Digitali”; durante le giornate del convegno una mia carissima ex-parrocchiana mi aggiornava, via SMS, sulla grave situazione di sua mamma, ricoverata in ospedale, prima in cardiologia, poi in medicina interna; molti anni fa era stata colpita da un ictus. Dall'informazione digitale via SMS sono passato all'incontro personale: domenica sono andato a trovare la mamma malata.
Nelle corsie di ospedale si vivono emozioni uniche: l'odore del cibo che si mischia a quello dei pannoloni sporchi, gli sguardi stanchi e generosi delle infermiere, le parole ispirate dall'Alzheimer di una donna anziana, con i denti e le unghie ingiallite dalle troppe sigarette, una carezza sulle dita e sui polsi di un ammalato, resi deformi dai nostri peccati, un contatto “guancia contro guancia” con chi è immobile in un letto e non può sollevarsi neanche di un po', il sorriso di una inserviente sudamericana che sembra essere felice di lavare per terra e di spingere un carrello carico di secchi colorati, scope, strofinacci, bottiglie e guanti di plastica.
Molti educatori mi scrivono chiedendo indicazioni per trovare nuove modalità, tecniche, giochi, sussidi da proporre ai giovani per aiutarli ad incontrare Gesù.
Un completo incontro con il Signore lo si può vivere ogni domenica grazie al breve pellegrinaggio che da casa nostra ci conduce in Chiesa ed il brevissimo cammino che, durante la celebrazione eucaristica, dalla nostra panca, in fila, ci porta a ricevere Gesù nella Santa Comunione; un giorno sentii dire da un monaco che ricevere l'Eucarestia è un po' come ricevere e dare un bacio a Gesù.
Anche le corsie di ospedale possono essere una meta di pellegrinaggio; in un certo senso anche lì si incontra Gesù, anche lì è possibile accarezzarlo e baciarlo.
Per alcuni anni, con un gruppo di giovani provenienti dalla mia parrocchia e dalla scuola in cui insegnavo religione, siamo andati al Gaslini, un noto ospedale pediatrico della mia città, per organizzare la festa di Carnevale, nell'unico giorno in cui, grazie al frate cappellano, ci era permesso entrare nelle corsie; nei giorni precedenti e successivi, mettevo da parte sussidi e tecniche di animazione e si parlava della sofferenza, del mistero della croce e di Gesù.
Del carnevale al Gaslini alcuni ragazzi ne parlano ancora adesso; via Facebook, si “taggano” nelle foto in maschera, raccontano quei momenti come una delle esperienze più importanti della loro vita... Dall'incontro concreto alla comunicazione digitale e ritorno.
 
don Nicolò Anselmi
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