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 GMG 2011 » Mediacenter » Archivio Newsletter » Newsletter n.15 » QUELLA POVERTA DEI GIOVANI CHE CERCANO ASCOLTO 
QUELLA «POVERTÀ» DEI GIOVANI CHE CERCANO ASCOLTO    versione testuale
Editoriale

Nei giorni scorsi una giovane che conosco ormai da tempo mi ha chiesto se ci potevamo incontrare perché desiderava parlarmi. Una bella ragazza, intelligente, diplomata e laureata con il massimo dei voti. Ci siamo dati l’appuntamento sul piazzale di una chiesa; io mi sono seduto su una panchina, lei si è accomodata per terra, proprio davanti a me. Anni fa aveva attraversato un momento molto difficile giungendo fino alle soglie dell’anoressia; non riusciva a trovare lavoro e aveva un rapporto molto difficile con i genitori; oggi le cose vanno un po’ meglio: ha un lavoro che finalmente la soddisfa, si è resa autonoma, anche se non riesce a trovare un stabilità affettiva; con la famiglia i problemi permangono; mi ha confidato di essere nuovamente piombata in una sorta di esaurimento nervoso.
Mi ha raccontato della sua fede e di come il Signore l’avesse salvata da una situazione pericolosa. A un certo punto, mentre raccontava, è scoppiata in lacrime, in modo composto, profondo, senza singhiozzare. Le ho chiesto cosa stesse succedendo; mi ha risposto che il motivo per cui piangeva era una sofferenza interiore che le toglieva il fiato: si sentiva sola, senza più una famiglia; la parrocchia che per anni aveva frequentato con gioia ora non offriva più nulla a chi non è più uno studente ma non è ancora un adulto. Per un attimo una delle lacrime che le rigavano il volto mi è sembrata uno specchio: in essa ho visto la mia poca attenzione alle singole persone; mi è venuta una gran voglia di donarmi sempre di più ai giovani, di impegnarmi nel costruire comunità cristiane aperte, gioiose a accoglienti per tutti; cresce dentro di me la convinzione che, come un giorno mi disse un direttore diocesano della Caritas, molti giovani sono oggi dei nuovi poveri, sofferenti, assetati d’amore e pieni di risorse. Ho sentito vere e forti più che mai le parole del Papa a Fatima in cui ricordava, a se stesso e a tutti noi, che è venuta l’ora che la Chiesa faccia un’opera di penitenza e di purificazione, a cominciare dai sacerdoti. Purificarmi vuol dire anche andare all’essenziale della mia vocazione, non perdere tempo ed energie in cose che il Signore non mi chiede. Alla fine della lunga chiacchierata ho visto ricomparire una luce e un sorriso sul suo volto. Nel salutarci le ho chiesto il perché di un suo tatuaggio. Mi ha risposto: «Per sentirmi unica! ». «Lo sei già, agli occhi di Dio e degli uomini che trovano il tempo per incontrarti e ascoltarti ».
 


don Nicolò Anselmi
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