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Lasciamoci sorprendere dagli incontri imprevisti   versione testuale
Editoriale

Ho vissuto il triduo pasquale in un famoso monastero italiano; accolti nei locali della foresteria o accampati in tenda nei prati adiacenti il convento erano presenti più di 700 giovani, convenuti per vivere insieme le celebrazioni liturgiche e le catechesi.
La sera del Venerdì Santo era dedicata al Sacramento del Perdono; dalle 21 all'1 di notte ho potuto donare la gioia della misericordia di Dio a più di 20 giovani; molti di loro svolgevano un servizio educativo verso i bambini e i ragazzi, altri erano impegnati con i malati, i disabili, i poveri. Due erano già sposati; qualcuno mi ha confidato che stava valutando una scelta vocazionale che non escludeva la vita consacrata.
Mi ha stupito che molti, più della metà, non conoscessero a memoria l' “Atto di dolore” o una formula equivalente. Qualcuno mi ha confidato che era molto tempo che non si confessava, altri mi hanno detto che si accostavano al Sacramento una volta all'anno, in occasioni simili a quella che stavamo vivendo insieme. Immagino che molti, la domenica, non facessero la S.Comunione; mi chiedo come facessero a vivere da cristiani senza ricevere l'Eucarestia.
Durante quelle giornate mi è venuta una gran voglia di “spiegare loro molte cose”, di offrire loro un pane sostanzioso, nutriente...i giovani hanno diritto a conoscere con profondità e ampiezza la via, la verità e la vita che conduce alla gioia infinita ed alla pace.
Venerdì mi trovavo a Bologna; dopo aver visitato il santuario della Madonna di San Luca, sono entrato, affamatissimo, in una pizzeria “take away”; avevo solo 4 Euro in tasca; all'interno del negozio, appeso al muro, c'era un grosso piatto di ottone sbalzato zeppo di scritte in arabo e di simboli. Il giovane pizzaiolo mi sembrava, dall'aspetto, egiziano; gli ho chiesto se potevo pagare con il Bancomat o la Carta di credito; con un sorriso mi ha risposto negativamente. Gli spiccioli bastavano solo per una pizza margherita; mi sono seduto su un alto seggiolone di alluminio, rivolto verso il tavolo a mensola attaccato al muro piastrellato. Mentre stavo mangiando il giovane di origini arabe mi si è avvicinato e mi ha regalato una lattina di “Fanta”; il gesto, nella sua gentilezza e semplicità, mi ha emozionato; l'ho sentito come segno di una fraternità gratuita a cui non siamo più abituati, fatto proprio nei giorni in cui il Papa, da Cipro, invitava tutti gli uomini e le donne di buona volontà, al dialogo, alla pazienza, alla pace: ne abbiamo tanto bisogno. La lattina vuota dell'aranciata l'ho messa sul cruscotto della macchina ed è ancora lì. Converti, o Signore, il cuore di chi alimenta la divisione, il sospetto, il contrasto, l'odio.
 
don Nicolò Anselmi
 
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