Ricordo che, quando insegnavo a scuola, una delle lezioni che più mi entusiasmava era quella riguardante la domanda «da dove nasce il fatto religioso?». A questo proposito, una volta, in classe, parlando dellorigine della vita, avevo simulato, con una pistola giocattolo, un suicidio, facendo notare ai ragazzi che, qualora mi fossi tolto davvero la vita, nessuno, né io stesso, né il più bravo dei medici sarebbe stato in grado di ridarmela. Notavamo che la vita è un dono che fino in fondo non ci appartiene. In questi giorni una delle notizie che ha occupato grande spazio sui giornali, in tv e sul Web è stata la dichiarazione del biologo statunitense Craig Venter circa la possibilità di creare la «vita sintetica». Per passione personale ho provato a leggere alcuni giornali nel tentativo di capirci qualcosa; purtroppo questo mio desiderio non è stato soddisfatto; i giornali riportavano titoli fuorvianti, notizie diverse fra loro e, per me, confuse. Con un po di nostalgia ho provato a immaginare le discussioni che, sul tema della vita, si sarebbero svolte in questi giorni a scuola, nelle ore di scienze, di filosofia, di storia e di religione. Su argomenti religiosi, più di una volta mi è capitato di parlare con insegnanti poco informati; ricordo che durante un consiglio di classe ci fu una lunga discussione su Adamo ed Eva; linsegnante di una materia letteraria che si definiva «agnostica ma in ricerca» mi chiese dettagliate informazioni circa la mela, la foglia di fico e dintorni; quasi tutti i professori non sapevano praticamente nulla della Genesi; è stato bello perchè mi hanno ascoltato con umiltà; spesso mi sono trovato a dover difendere con persone colte lesistenza storica di Gesù e in particolare la sua risurrezione. Le testimonianze sulla vita, la morte e le apparizioni del Signore dopo la sua risurrezione sono moltissime, molto più numerose di quelle riguardanti altri personaggi storici la cui esistenza nessuno mette in dubbio. I giovani, gli studenti, hanno diritto a conoscere la verità per poter scegliere. Una corretta informazione rende liberi; la confusione al contrario non aiuta certamente leducazione e la crescita. La notizia più bella e chiara da trasmettere ai giovani è che Dio ama luomo, sempre, chiunque, quando è giusto e quando è peccatore; anche questa notizia talvolta viene trasmessa purtroppo in modo confuso. Comunicare cose vere è un modo di volere bene a chi ci è di fronte e una grande responsabilità di tutti.