Ho conosciuto Giuseppe (nome di fantasia) circa 3 anni fa; frequentava lultimo anno dellIstituto per geometra, collaborava attivamente a livello diocesano per la pastorale dei giovani ed era molto impegnato in parrocchia, con allegria, pur avendo 19 anni, svolgeva anche il servizio di ministrante; era amico di tutti. Alcuni giorni fa mi ha telefonato perchè desiderava incontrarmi; era disponibile a venire a Roma; ci siamo dati un appuntamento dalle parti della basilica di S. Pietro. Al momento dellincontro ho faticato a riconoscerlo; aveva il volto triste, vestito in modo dimesso, camminava in modo trascinato e lento. Siamo andati a prenderci un caffè in un bar. Seduti al tavolino mi ha raccontato la sua sofferenza; erano più di due anni che cercava inutilmente un lavoro; aveva chiesto aiuto ad alcuni amici, al suo parroco ma non era riuscito a trovare nulla; per questo motivo si era rivolto a me pensando che io potessi trovare con facilità qualcosa; mi ha impressionato il tono deciso con cui mi ha detto che era disponibile a lasciare il suo paese, anche subito. Giuseppe, da come lo ricordavo io, era visibilmente dimagrito e quasi disperato. Mi ha confidato che aveva attraversato un periodo di depressione da cui non era ancora del tutto uscito. La situazione di Giuseppe non è differente di quella di tanti, tantissimi giovani che non riescono a trovare un posto nella società; mi tornano nella mente e nel cuore tanti volti: Luciano, per il quale, dopo 6 anni di carcere, ce ne sono voluti altri 2 per poter lavorare a 800 Euro al mese in una cooperativa; Luca che a 16 anni non ha più voglia di studiare e vede che nessuno ha bisogno di lui; Matteo (tutti nomi di fantasia), deluso, che non esce più dalla sua stanza e rimane incollato al suo PC. Fra poco più di un mese sarà Natale e riascolteremo le parole del Vangelo in cui si narra che, anche per un altro Giuseppe e per Maria, in attesa di Gesù, non cera posto nellalbergo. Fortunatamente nel cuore di Dio Padre cè sempre posto per tutti; anche nel cuore della comunità cristiana cè, o ci dovrebbe essere, posto per tutti, specialmente per chi è in difficoltà; le nostre parrocchie e le nostre diocesi possono fare molto; a Natale i cristiani che ne hanno la possibilità potrebbero regalare un po‘ di lavoro ai giovani. Mi unisco alla speranza più volte espressa dal Santo Padre e dai nostri Vescovi, che nasca, anche dalla comunità cristiana, una classe dirigente ed una classe politica capace di dare spazio, posto ai giovani nella società di sostituire la tristezza e la disperazione di Giuseppe con gioia e speranza, Gaudium et Spes: la nostra Italia ne ha tanto bisogno.