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 GMG 2011 » Mediacenter » Archivio Newsletter » Newsletter n.34 » EDUCARE TESTIMONIANDO GLI ADULTI PER PRIMI 
EDUCARE TESTIMONIANDO. GLI ADULTI PER PRIMI   versione testuale
Editoriale

Nei primi giorni di novembre sono andato a pregare con mia mamma presso la tomba di mio papà e di alcuni miei parenti; nel cimitero ho notato un gruppo di tre giovani adolescenti raccolte nei pressi di una tomba; poiché conoscevo una di loro, mi sono avvicinato; erano venute a trovare un loro amico di 17 anni, morto da pochi mesi in un incidente di moto. Dopo alcuni minuti di totale, delicatissimo silenzio, vuoto di parole ma pieno di sofferenza e di pensieri, ho proposto loro di recitare ad alta voce una preghiera; mi è sembrato fossero contente mentre sussurravano l’Ave Maria e ascoltavano le mie poche parole che parlavano di speranza eterna.
Dopo averle salutate ho percorso una cinquantina di metri del viale principale del cimitero, verso l’uscita. Lungo il cammino mi sono imbattuto in un gruppo di adulti che, considerata l’età, potevano essere i genitori delle tre ragazze; parlavano in modo rumoroso, direi non adeguato al luogo in cui ci trovavamo, ho capito che stavano parlando di cibo, di cosa avrebbero mangiato di lì a poco, delle capacità culinarie di una delle signore, di una trattoria in cui alcuni di loro sarebbero andati da lì a poco a festeggiare la domenica; stavano facendo dei discorsi normali, niente di male, ma i 50 metri di viale che separavano il raccoglimento spirituale dei ragazzi dal capannello dei cinque adulti, mi sono sembrati lunghi anni luce.
In queste settimane, in più occasioni, ho letto e sentito dire che l’educazione dei giovani è compito di tutti, che il mondo adulto è chiamato prima di ogni cosa a dare testimonianza di una vita buona nelle piccole e nelle grandi cose, nel quotidiano, in casa, in fabbrica, nei campi sportivi ed anche al cimitero.
L’educazione attraverso la testimonianza è un impegno che tutti possiamo, anzi dobbiamo portare avanti, perché tutti possiamo siamo responsabili delle persone che vivono con noi, del nostro prossimo, delle situazioni in cui ci troviamo; il mondo che ci circonda può essere cambiato in meglio, secondo il Vangelo; non dobbiamo farci prendere dalla delusione, dal senso di inutilità, dalla tentazione di chiuderci.
Ricordo uno stralcio di una famosa preghiera di S. Tommaso Moro molto usata dai giovani: “Signore, fa che io mi impegni nelle cose che posso cambiare, aiutami ad accogliere quelle che non posso cambiare e donami il buon senso per riuscire a distinguere le prime dalle seconde”.
 
don Nicolò Anselmi
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