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 GMG 2011 » Mediacenter » Archivio Newsletter » Newsletter n.37 » TOCCA AGLI ADULTI MOSTRARE LA BELLEZZA DI VIVERE 
TOCCA AGLI ADULTI MOSTRARE LA BELLEZZA DI VIVERE   versione testuale
Editoriale

Domenica scorsa ho vissuto un momento molto bello, ho ricevuto un grande dono. Alcuni miei carissimi amici dell’adolescenza e della giovinezza hanno deciso di festeggiare insieme i loro «primi 50 anni». Eravamo in undici e tanti di loro non li vedevo da più di vent’anni.
Siamo cresciuti insieme: tra gli 8 e i 21 anni abbiamo fatto il percorso scout, da lupetti a rover e scolte e con qualcuno abbiamo continuato svolgendo un servizio come capi.
Con alcuni, tra i 14 e i 21 anni, abbiamo vissuto un’amicizia fortissima, fatta di frequentazioni quotidiane, di passioni comuni, di gite in moto, di giornate intere trascorse a pescare, di «zingarate» in riviera, di servizio con i poveri e i disabili.
È stato un pomeriggio esplosivo di gioia e di affetto.
All’incontro erano presenti alcuni mariti, mogli e figli, di età compresa tra i 10 e i 17 anni. Credo che per i ragazzi l’aver visto i propri genitori immersi in un’atmosfera così bella, gioiosa, rilassata, fatta di ricordi e di racconti semplici e puliti sia stato un bagno tonificante di speranza.
La testimonianza di una vita buona e felice, o almeno della possibilità di viverla, da parte di noi adulti, è il primo dovere che abbiamo nei confronti delle giovani generazioni.
Il fine dell’educazione è la felicità della persona: Dio Padre ci ha creati per questo; ogni genitore desidera infatti per i suoi figli una vita bella e felice.
Anche Gesù è venuto perché abbiamo la gioia, la gioia del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e perché questa gioia sia piena.
Non tutti i nostri compagni d’infanzia, purtroppo, erano presenti; qualcuno per motivi molto spiacevoli.
Al termine della giornata ho dovuto condividere con una mia amica, con la quale eravamo stati capi educatori insieme, la notizia di una situazione tragica in cui si era venuto a trovare, pochi giorni prima, un nostro scout. Insieme abbiamo pensato ai suoi genitori, agli amici. Ho pensato a cosa proverebbero mia madre e mia sorella se un giorno accadesse anche a me una cosa simile.
Nella sofferenza e nella preghiera ho sentito ancora una volta che la nostra vita non è totalmente nostra, ma di tutti, è strumento di gioia per il mondo intero, secondo il desiderio di Gesù.
Nei giorni di Natale certamente molte famiglie si ritroveranno per vivere un momento che speriamo possa essere di gioia autentica, raccolti intorno alla tavola, al presepe e ai regali; per gli adulti sono occasioni da non perdere per mostrare ai più giovani la bellezza di vivere.

don Nicolò Anselmi
don.nico@libero.it
 
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